home coppia, guide, intimità, sesso Bondage: come, quando… e perché!

Bondage: come, quando… e perché!

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Molti avranno sentito sicuramente parlare del bondage, se non altro grazie alle opere del famosissimo Milo Manara, artista fumettista italiano molto noto per i suoi disegni a sfondo erotico, dove il bondage è spesso protagonista delle sue opere. Si tratta di una particolare pratica sessuale che prevede l’immobilizzazione del partner legandolo con i più svariati strumenti, partendo da corde e cinghie fino ad arrivare alle catene e senza disdegnare l’uso di corsetti e cappucci.

Il bondage è un gioco che fa parte della più vasta categoria del BDSM, acronimo di “Bondage, Dominanza, Sottomissione, Sadismo e Masochismo“. Insomma un mondo molto vasto tutto da esplorare, per chi ama diversificare e sperimentare. Il bondage, un po’ come tutte le pratiche erotiche estreme, prevede la compresenza di almeno due parti, una sottomessa ed una dominante, rispettivamente chi verrà legato e chi invece provvederà a farlo. Lo scopo del gioco è quello di provare piacere provocando o subendo dolore, secondo gradi più o meno intensi. Questa pratica nasce in realtà in Giappone, dove viene considerata addirittura un’arte, chiamata “Shibari“, che significa letteralmente nodo o vincolo, e da cui è persino nata un’arte marziale finalizzata all’immobilizzare dei prigionieri di guerra. Sarà bene puntualizzare, però, che non tutto il bondage è necessariamente da considerare pericoloso. Si possono infatti distinguere ben tre tipologie diverse di bondage, a seconda del livello cui tende a spingersi: il soft bondage, la suspension ed infine la mummification.

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Il Soft Bondage

Il soft bondage, quello sicuramente più diffuso e maggiormente praticato anche da coppie normalissime, può costituire infatti un modo molto utile per ritrovare feeling e sintonia, persi magari dopo tanti anni di matrimonio, una sorte di terapia dell’amore. Il bondage richiederà infatti un alto grado di intimità e complicità, oltre che di fiducia l’uno nell’altro, in special modo da parte di chi deciderà di sottomettersi alla tecnica della costrizione, intesa come “legatura” e non forzatura. La coercizione, appunto, è tutto ciò che non dovrà mai avvenire, neanche durante la pratica del bondage, poiché i partner dovranno essere sempre completamente d’accordo e consenzienti. Il soft bondage consisterà semplicemente nell’immobilizzare le braccia del partner sottomesso, rigorosamente dietro la schiena, e più raramente si estende anche agli arti inferiori. L’essere indifesi e in totale balìa dell’altro (solitamente è la donna a sottomettersi all’uomo) da un lato, e l’essere padroni e dominatori dall’altro, sarà in grado di creare un brivido di eccitazione molto intenso per entrambe le parti, oltre ad instaurare un legame che va oltre quello fisico, entrando così anche nella sfera psicologica.

Suspension e Mummification, quando la coppia vuole spingersi oltre

Per quanto riguarda invece la suspension e la mummification, entrambe prevedono una immobilizzazione del partner molto più spinta di come può essere una semplice cravatta intorno ai polsi. Saranno infatti estese a varie parti del corpo, tra cui anche la gola. La suspension, in particolare, presume anche che la vittima, pardon, la parte sottomessa sarà letteralmente appesa attraverso l’uso stesso di corde e ganci vari. La mummification, pratica ancora più estremizzata, prevede invece una totale costrizione di tutto il corpo, lasciando più o meno libera solamente la testa. Le pratiche appena descritte, pertanto, possono rivelarsi anche molto pericolose visto il punto fino a cui possono spingersi, provocando talvolta lesioni e persino rischi di soffocamento. Considerando che la linea di confine tra piacere e dolore è per il bondage davvero molto labile, si dovrà comunque tenere sempre bene a mente che il gioco non deve mai in alcun modo arrivare a livelli così insidiosi da poter diventare letale. Per questo motivo, sono state introdotte due invenzioni “salva-vita”: la cosiddetta “safe word” e l’HNH, acronimo di “Hurt, not Harm”. La prima è la famosa “parola d’ordine” che, se pronunciata dalla parte dominata, indicherà all’altro di fermarsi immediatamente poiché si è andati troppo oltre ed il gioco non risulta più così piacevole come invece dovrebbe. La seconda, invece, è una sorta di regola di gioco, che consiste nel “provocare sensazioni dolorose, non danni“, che bisognerà rigorosamente rispettare affinché resti un “passatempo” piacevole per tutti.

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E’ emerso da indagini recenti che sono sempre di più le coppie che hanno deciso di dilettarsi in quest’arte, magari in maniera molto casalinga e fai-da-te, il cui scopo è semplicemente divertirsi, riaccendere la passione e provare nuove sensazioni. Pertanto, è buona cura ricordare che tutto ciò deve avvenire sempre in totale sicurezza, per evitare che un semplice gioco possa finire involontariamente in tragedia. Sarà bene, quindi, evitare di spingersi troppo oltre nella pratica del bondage, specie se si è alle prime armi e non si conosce bene la materia. Qualsiasi gioco ha le sue precise regole, da approfondire ed osservare. Nel bondage, proprio come nella più antica Shibari, ad esempio, un’altra norma di fondamentale importanza è quella di avere sempre a portata di mano un coltello o un paio di forbici per tagliare immediatamente corde e lacci qualora il gioco diventasse troppo pericoloso. Si dovrà inoltre saper intervenire tempestivamente con tecniche mediche di rianimazione e respirazione artificiale, da apprendere prima di mettere in pratica un gioco tanto spinto. Per quanto, il consiglio più avveduto non può che essere quello di evitare sempre di sorpassare i normali limiti dettati dal semplice buon senso. Sesso estremo sì, ma non troppo!