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Beccata dal capo a masturbarsi sul luogo di lavoro: “Sono stressata”

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“Sono stressata”.
Questa la motivazione che una donna, scoperta a masturbarsi sul luogo di lavoro, ha dato al suo capo.
La vicenda che ha presto fatto il giro dell’azienda presso cui la donna lavora ha visto i suoi colleghi schierarsi in due fazioni opposte: quelli che la difendono e quanti invece ritengono che debba essere licenziata.
Ma come sono andati davvero i fatti?

Amanda e i suoi “impegni”

Amanda (nome di fantasia necessario a proteggere la privacy dell’interessata) lavora ormai da 7 anni presso un’azienda farmaceutica della Lombardia.
Addetta al marketing, pare con brillanti risultati, secondo i colleghi, è una persona che dedica al lavoro molto tempo recandosi in ufficio al mattino presto e andando via a sera tardi.
Un ritmo di lavoro serrato che probabilmente ha determinato, due anni fa, la fine del suo matrimonio. Da allora sembra che Amanda non abbia avuto altre storie sentimentali e che abbia continuato a lavorare in maniera impeccabile fino a qualche mese fa.
Era infatti da tempo che in lei il capo e i colleghi riscontravano strani atteggiamenti.
Pur essendo presente in azienda non sempre rispondeva al telefono e per troppo tempo restava chiusa a chiave in ufficio senza rendersi disponibile ad interagire con gli altri.
Un atteggiamento che ha infastidito e insospettito il suo capo che, dopo aver dovuto, per l’ennesima volta, constatare questo inspiegabile comportamento ha deciso di vederci chiaro.
Per capire cosa facesse Amanda chiusa nel suo ufficio così a lungo il capo le ha teso una vera propria trappola.

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La scoperta

Verso l’orario di fine lavoro ha aspettato che Amanda uscisse dal suo ufficio.
Lui ha approfittato del momento per intrufolarsi nell’armadietto e sbirciare attraverso l’anta per capire in che attività si impegnasse la donna.
Rientrata in ufficio Amanda ha iniziato non solo a toccarsi, ma a mettere in scena un vero e proprio rituale della masturbazione.
Le foto, silenziosamente scattate dal capo, anche se non perfettamente nitide lasciano intuire che Amanda si sia spogliata per indossare lingerie sexy e quindi ha aperto il suo cassetto per estrarre diversi sex toys adatti a vari tipi di stimolazioni erotiche.
A interrompere il sipario erotico solitario di Amanda lo squillo del secondo telefono del capo che, prima di entrare in armadietto, aveva silenziato lo smartphone su cui ha immortalato diversi momenti della masturbazione di Amanda, dimenticando però di tacitare il suo secondo telefono.
Allo squillare dell’apparecchio, Amanda ha cercato di metter via i suoi sex toys e di rivestirsi rapidamente, ma il suo capo è uscito dall’armadietto intimandole di lasciare l’ufficio e non ripresentarsi più.
É allora che la donna è scoppiata in un pianto dirotto in cui ha confessato di essere troppo stressata per un lavoro che le chiede troppo senza lasciarle il giusto spazio per una vita affettiva ed erotica soddisfacente.
Una scusa che non ha convinto il suo capo che ormai mal tollerava il suo atteggiamento scostante e meno produttivo sul lavoro.

Masturbazione e stress: la dipendenza

La vicenda in ogni caso non è finita qui.
Una battaglia legale si profila tra Amanda e il suo capo.
Se da un lato Amanda è colpevole di aver avuto comportamenti inopportuni sul lavoro dall’altro la sua accusa all’azienda di imporre ritmi serrati e stressanti non è priva di fondamento.
I legali scesi in campo per questa causa sembrano determinati ad affrontarsi in una battaglia in tribunale all’insegna di tecnicismi legali e diritto alla privacy.
L’azienda dal canto suo accusa Amanda di un calo nel rendimento, ma sopratutto di aver utilizzato in maniera impropria le risorse aziendali.
Il solo fatto di aver ricaricato le batterie dei suoi dildo utilizzando la rete elettrica aziendale può essere infatti considerato un uso indebito di quanto l’azienda mette e disposizione dei suoi dipendenti.
É chiaro che si tratta di cavilli, ma è proprio sui cavilli che si giocherà questa patita.
Il legale di Amanda lancia invece pesanti accuse all’azienda.
Sostiene che il lavoro le ha rovinato la vita, che la mancanza di una gratificazione erotica maschile legata al poco tempo libero e all’impossibilità di socializzare le ha causato una vera e propria dipendenza dalla masturbazione.
La donna ha dichiarato infatti che più volte al giorno sente un bisogno compulsivo di ricorrere a questa pratica per scaricare lo stress che altrimenti si esprimerebbe con uno stato d’animo carico di ansia e panico.
I colleghi in azienda sono divisi tra chi ritiene Amanda una valida collaboratrice travolta da un ritmo aziendale sempre più insostenibile e quanti invece ritengono che lei stia solo accampando scuse per giustificare di essersi fatta beccare dal capo a masturbarsi sul luogo di lavoro.

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E se invece…

Le voci più malpensanti hanno tuttavia una terza versione dei fatti.
Secondo alcuni tra Amanda e il suo capo in passato c’erano stati diversi momenti erotici a cui Amanda avrebbe voluto porre fine.
Le foto scattate potrebbero essere frutto dell’ennesimo gioco erotico e lui può aver deciso di diffonderle solo per vendetta.
Una vendetta che però potrebbe costargli cara.
La diffusione delle immagini è infatti una grave violazione della privacy della donna e il fatto stesso che lui si sia nascosto a sua insaputa nell’armadietto per spiarla può essere un reato.
Saranno il tempo e il tribunale a stabilire (forse) la verità e a decidere le sorti di Amanda.